Rassegna Internazionale del Musicista di Strada | 17-26 Agosto 2012 | 25a Edizione
...VERSO IL 2012...
Paese Ospite: EUROPA

NEWS

27, August 2010

Strumenti dell’altro mondo

Le sonorità e gli attrezzi più bizzarri del Ferrara Buskers Festival 2010.

Se la protagonista indiscussa del Ferrara Buskers Festival 2010, la rassegna internazionale che si svolge fino al 29 agosto, è la musica, non sono da meno gli strumenti multiformi che gli artisti di strada hanno portato con sé. Attrezzi pazzeschi, che sembrano venir fuori dal cilindro di un mago. Come non emozionarsi, ascoltando le note vibranti della kora di Lao Kouyate, accompagnata dallo stravagante “tama” (letteralmente tamburo parlante) di Ablaye Dieng. Un aggeggio cilindrico stupefacente, fatto di corde di cotone e legno ricoperto da pelle di iguana. Stringendolo sotto il braccio l’artista cambia i toni delle percussioni. La kora è una grande cassa di risonanza fatta di zucca e ricoperta da pelle di mucca, su cui sono incastonati due bastoni di legno d’ebano, che servono da supporto alle 44  corde di nylon colorate (come quelle per andare a pesca, o per stendere al sole i vestiti) con le quali il musicista senegalese riesce a riprodurre ogni tipo di suono, compresi i diesis e i bemolle. Una variazione realizzata artigianalmente dall’artista, che ha raddoppiato le tonalità del suo strumento (la kora tradizionale ha 21 corde, come l’arpa celtica) per sviluppare una particolare evoluzione musicale. È un segreto tramandato da ben 7 generazioni quello di Lao. Chi nasce nella terra di Mali (Africa occidentale) e si chiama Kouyate (“re dei griot”, cantastorie con il ruolo di custodire la cultura orale degli antenati) eredita dal padre la strabiliante capacità di costruire l’affascinante strumento a forma di arpa-liuto. Una stupenda invenzione d’altri tempi, che si nutre di pace e di colore, per dare alla musica la sua anima, un cuore pulsante che riprende vigore ogni volta che lo si ascolta. Senz’altro fuori dalle righe è la Tea chest bass di Ian Walker dell’allegra band inglese The He Hews. Ad arricchire le musicalità swing anni ’30 e ’40 del gruppo, una grande e coloratissima scatola da tè di legno fa da cassa di risonanza per il basso, suonato con un bastone a forma di manico di scopa. Stesso meccanismo, ma dal formato diverso è quello del bidon – basso dei Manzella Quartet. Ispirati dall’arte del riciclo, i quattro filosofi del suono e del rumore, si servono di bidoni della spazzatura, della vernice e della benzina per trasformare il tutto in bassi e tamburi. Di matrice ecologica è anche la particolare asse da lavare, che vibra al tocco dei frullini per sbattere le uova. E che dire delle acrobazie ritmiche del washboard di Stéphan Notari del gruppo francese che fa musica “guinguette”, Les Bandits Manchots. Una speciale asse da bucato, costruita ad hoc da un esperto artigiano francese, modificato con gli anni aggiungendo barattoli, piatti ed un tamburello, per sperimentare nuove ricerche del suono. Lo spessore differente dell’attrezzo musicale, che ha origine dagli ambienti jazz di New Orleans, permette di ricreare più sonorità. L’artista si diverte a strofinare la sua tavola melodica, indossando ditali per cucire, e catturando l’attenzione delle persone guardandole dritte negli occhi. Armonie più dolci per il “koto” in miniatura di Eiko Masui, l’artista giapponese vestita di kimono, che intona canti popolari per bambini con la sua singolare cetra orizzontale di soli 50 cm (il koto tradizionale è lungo 2 metri). Tredici corde appoggiate su una specie di ponticello mobile, sembrano il corpo dormiente di un drago addormentato. Armonie autentiche e senza uguali da questi bizzarri arnesi creati con ingegno e maestria, per un festival unico che non smette di stupire.

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